E’ uno degli strumenti trasversali utilizzati da diversi campi disciplinari (psicologia, pedagogia, sociologia, antropologia, medicina…). Ci sembra utile chiarire alcuni passi fondamentali al fine di implementare un buon lavoro di ricerca. Se impostiamo un buon disegno di ricerca con un focus chiaro fin dal principio le scoperte non tarderanno ad arrivare. Il modello evolutivo dei bisogni è frutto di una ricerca-azione impostata a partire dal 2010, nei servizi 0-6 anni, che coinvolto il personale educativo in primis, altri educatori ed altri genitori negli anni successivi. Vediamo i passi necessari:

  1. in tanto occorre ci sia un referente della ricerca, che abbia esperienza di ricerca e che sappia realizzare, attraverso un approccio partecipato, un disegno di ricerca. Il referente o anche responsabile scientifico conduce le fasi della ricerca, sceglie i professionisti e le competenze necessarie, identifica il focus della ricerca, discute sugli strumenti, coordina le azioni, verifica i tempi, monitora e partecipa ai momenti di analisi, fa sintesi di quanto emerge.
  2. Il disegno di ricerca. Esso devo chiarire il focus della ricerca ovvero la tematica e l’ipotesi sottesa che i ricercatori devono esplorare sia nella direzione di veridicità che attraverso esplorazioni per falsificazione. Le prime cercano dati coerenti alla conferma dell’ipotesi oggetto del lavoro, le seconde cercano eccezioni o sconferme della stessa. In questo modo si cerca di ridurre l’effetto di di “autoinganno” che possono correre sia i professionisti coinvolti che i ricercatori che i soggetti partecipanti.
  3.  Costruzione del team di ricerca. Andranno scelti i professionisti e le competenze necessarie. Identificato il focus, identificate le fasi della ricerca possiamo riflettere sulle competenze necessarie per svolgerla coerentemente con le attese e gli esiti previsti.
  4. La scelta degli strumenti. Coerentemente con il focus, il disegno di ricerca dovrà indicare anche gli strumenti che si andranno ad utilizzare, sia che essi possano appartenere al campo tradizionale (interviste, focus group, questionari, check-list, osservazione diaristica…) sia che esse appartengano al filone degli strumenti partecipativi (world cafè, open space technology, future lab, appreciative inquiry…).
  5. Definizione dei tempi. La scansione temporale è opportunamente prevista sia nel senso di quanto tempo occorra per impiegare ogni singolo strumento dii ricerca, sia valutando i tempi di tenuta del campione oggetto di indagine sia adottando un cronogramma temporale che scandisca fase per fase sulla linea del tempo di mese in mese.
  6. Definizione dei momenti e strumenti di monitoraggio. Ci diciamo ogni quanto facciamo analisi dei dati raccolti, con chi facciamo raccolta ed analisi dei dati, con quali strumenti prevediamo di farlo.
  7. Elaboriamo i dati. Una fase importante che si costruisce gradualmente grazie al monitoraggio è la reportistica conclusiva dove si cercano connessione e si attribuiscono significati per tendenze o per inferenze sui dati raccolti.