Capirsi profondamente con le domande B.E.M.

Capirsi profondamente con le domande B.E.M.

🌞Spesso parliamo di consapevolezza, ma vorrei affrontare la questione in modo diverso.

Possiamo essere consapevoli di una quantità di informazioni, sensazioni e pensieri del tutto inutili. Anzi possiamo essere consapevoli delle nostre “emozioni difficili” o di avere un determinato “pensiero invasivo” ma questo non ci farà fare alcun salto evolutivo. Il BEM porta alla consapevolezza dei bisogni per lasciar emergere il passo evolutivo possibile. Quindi la consapevolezza che cerchiamo non è una qualunque consapevolezza. Non è sufficiente essere consapevoli di essere arrabbiati. Questa è una consapevolezza che definiamo “necessaria ma non sufficiente”. A questo punto posso partire da qui per ricercare una consapevolezza più profonda. Ecco le domande sui bisogni chiave:

✅1.Questa rabbia mi informa di sentirmi in pericolo, c’è qualcosa che mi fa sentire insicuro? Sto vivendo una situazione che sento di non riuscire ad avere il controllo o che ritengo ingiusta? In questo caso il tuo bisogno colpito è protezione e sicurezza

✅2. Questa rabbia mi informa che mi manca una parte affettiva, che vorrei sentirmi compreso ed ascoltato, è una rabbia che mi parla della mia necessità di sentirmi amato. In questo caso il bisogno che sta esprimendo è vicinanza e sostegno

✅3. Questa rabbia mi informa di quanto non riesca ad esprimermi, ad agire la mia indipendenza, la mia autonomia? In questo caso il bisogno coinvolto è autonomia ed esplorazione

✅4. Questa rabbia mi informa di quanto mi senta inadeguato, non riconosciuto, poco apprezzato? In questo caso il bisogno messo in difficoltà è riconoscimento e adeguatezza

✅5. Questa rabbia mi informa di quanto mi senta escluso, fuori dal gruppo, diverso o fuori posto? In questo caso essa si riferisce al bisogno di appartenenza e differenziazione

Sapere che la rabbia possa essere considerata come fenomeno da esplorare mi porta a capire profondamente a quali bisogni si collega ed è questo livello di consapevolezza che apre nuove possibilità.

E’ da qui possiamo interrogarci per la nostra evoluzione:

  1. 🎯Sapendo che ho questo bisogno, sapendo che dei miei bisogni la prima persona ad occuparsene sono io, cosa sono già pronto a fare per me stesso? Cosa posso dirmi? Di quali energie ho necessità di acquisire?
  2. 🎯Quali ostacoli interni ed esterni devo rimuovere per prendermi cura di questo mio bisogno? Cosa posso fare come primo passo per rimuovere questi ostacoli?
  3. 🎯In quali altri contesti posso nutrire questo mio bisogno?

✍️ Per ogni informazioni sui MASTER B.E.M. scrivici a: innovazionesociale@vivaiofamiglia.it

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Ivano M. Orofino

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Nuova ricerca-azione sui bisogni:

Nuova ricerca-azione sui bisogni:

Avviata a settembre 2020 e grazie al finanziamento ottenuto con il progetto “Outsiders” la cooperativa sociale “PantaRei Sardegna” ha promosso un’azione di ricerca sui bisogni a Cagliari in collaborazione con l’ICS Santa Caterina. Il team di lavoro è stato condotto da Ivano M. Orofino.

La ricerca ha raggiunto ragazzi di 3°elementare, ragazzi di 2° media, genitori ed insegnanti, di 7 plessi dell’intero Istituto comprensivo, che ha un totale di 1.400 ragazzi.

Quando una scuola lavora bene gli effetti si vedono e vanno raccontati. Il Santa Caterina emerge come scuola dell’accoglienza, scuola dell’ascolto e che fa le fatiche di tante altre scuole ma che non si arrende e che cerca insieme agli attori del suo territorio soluzioni a problemi complessi.


Ecco cosa emerge:

Attenzione ai bisogni della famiglia: 92% delle risposte è affermativo, 34,6% ritiene addirittura che la scuola sia molto attenta.
Il 97% degli insegnanti dice di trovarsi bene, di cui il 61% molto bene.
Attenzione ai bisogni dei propri figli: 92% ritiene positivo, 38,5% considera la scuola molto attenta.
Alla domanda: «Cosa vorresti ricevere dagli insegnanti ?»
Gli adulti, genitori ed insegnanti stessi dicono: condivisione di una linea educativa, scambio di informazioni e indicazioni organizzative; “essere ascoltato”, “aiuto quando sono in difficoltà” e “non essere lasciato solo”.
Da queste risposte emerge chiaramente il bisogno di BISOGNO DI VICINANZA E SOSTEGNO, secondo gradino della scala evolutiva dei bisogni nel B.E.M. Questa consapevolezza porta tutti noi a sapere quanto la dimensione emotiva sia fondativa di qualunque risposta si cerchi di implementare in periodi di crisi o emergenza come gli anni che stiamo attraversando.
Alla domanda: «Cosa vorresti ricevere dai genitori ?»
Le risposte degli adulti, genitori ed insegnanti dicono: non sentirmi giudicato, no alla conflittualità nelle relazioni fra famiglie, ancora una volta sembra emergere una richiesta tipica dei bisogni affettivi e delle attenzioni alle comunicazioni che si sviluppano intorno al BISOGNO DI VICINANZA E SOSTEGNO ma anche al bisogno di CONTENIMENTO (uno dei tre bisogni trasversali della scala evolutiva del B.E.M.)

“Pensi che i maestri/insegnanti della classe siano attenti ai tuoi bisogni?”

Dai ragazzi emerge una relazione con i docenti capace di infondere sicurezza e attenzione, nonostante tutti i condizionamenti portati dalle limitazioni del Covid.


Cosa vorresti ricevere dai tuoi maestri/insegnanti?

Ecco infine quanto emerge mettendo a confronto le due fasce di età, su quanto gradiscono ricevere dai loro docenti preferiti:

Quesito di indagine3° elementare2° media
BISOGNI COMPLESSIVI PIU’ RILEVATIGIOCO-INTERESSE; VICINANZA-SOSTEGNO APPARTENENZA-DIFFERENZIAZIONERiconoscimento-Adeguatezza, Gioco-Interesse e Protezione-Sicurezza, Vicinanza-Sostegno
Cosa vorresti ricevere dai tuoi maestri/insegnanti?Aiuto verso emozioni difficili mentre imparo; aiuto su paure; che passi dal mio banco. Adulto «Mediatore emotivo»: proteggimi, contienimi, sostienimiIncoraggiati-spronati; Ascoltati e compresi nelle difficoltà; Metodo di studio; Adulto «Valorizzatore»: dimmi che valgo, aiutami a superare gli ostacoli
Cosa ti piace ricevere dal tuo insegnante ideale/preferito?44% cure affettive 29% farmi sentire adeguato 28% essere interessanti44% VICINANZA SOSTEGNO 18% RICONOSC.-ADEGUATEZZA 15% APPART.-DIFFERENZIAZIONE

Dall’insieme delle risposte emerge la seguente distribuzione dei bisogni:


“Qual é la tua paura maggiore?”

il 78% dei ragazzi dice: “vivere stati di forti disagio senza che nessuno intervenga”. In terza elementare le risposte ruotano intorno al concetto relazionale del sentirsi protetti, a proprio agio, riducendo o eliminando stati di insicurezza. In seconda media le risposte ruotano intorno al concetto relazionale del timore di sentirsi invisibili, non riconosciuti, esposti.

Proporre ricerca-azione vuol dire mettersi pazientemente in ascolto per ricevere “il messaggio” di una generazione affinché un’altra generazione possa preparare risposte congruenti. Da questi dati, condivisi con gli adulti della scuola e con gli attori della comunità, si sono condotte delle officine di rafforzamento locale dando vita a spazi concreti di benessere.

Laboratorio di speranza e resilienza

Laboratorio di speranza e resilienza

Abbiamo chiesto alle persone di pensare ad un momento di grande difficoltà della loro vita…

Pensate se in quel momento era presente in voi, Speranza !

Le interviste ci dicono che tanto più le persone erano, nonostante le difficoltà, avvolte anche da una flebile sensazione di speranza, tanto più quell’esperienza dolorosa è stata portatrice di evoluzione, di cambiamento.

In qualche modo si evince come ci sia un rapporto tra la “possibilità e forza di sperare” ed il superamento del dolore. Ne risulta che la speranza è un atteggiamento chiave nei periodi di rinascita, di guarigione interiore, di superamento del disagio. E’ leva per non lasciarci andare, sotto il peso della vita, della brutalità, del non-senso. Sulla base di questa semplice considerazione ci siamo chiesti se durante un colloquio il professionista può stimolare la speranza, può farla riaccendere, può essere lui stesso speranza. Così nasce un protocollo sperimentale sulla speranza.

Presto progetteremo dei residenziali per tutti coloro che sono ancora nel dolore, o nel dolore non-elaborato. L’intento di questi laboratori è permettere al dolore di fluire sotto lo sguardo della speranza.

Camminando dentro i nostri bisogni calpestati, troviamo ancora, tra le ceneri, le braci della nostra rinascita… “Anche se il timore avrà sempre più argomenti, TU SCEGLI LA SPERANZA”. Da questa frase di Seneca, stiamo completando il nuovo protocollo fra Bisogni e Speranza. Le persone ci raccontano di quanto abbia inciso positivamente sui propri bisogni questo stato d’animo. La Speranza sembra essere la radice della resilienza, così chi ha sofferto ha potuto attraversare il dolore e trasformare il non-senso in nuova-vita. Ci sono momenti in cui la speranza scompare, il buio sembra espandersi, fino al punto in cui una luce flebile torna in noi, lentamente si fa strada, lotta x noi e dentro di noi, non ci permette la resa, non ci chiude al sonno eterno, non ci lascia nella profonda desolazione… È lei che ci sostiene, quando il respiro è ormai faticoso. È lei che ci rialza quando le gambe sono troppo stanche. È lei che porta luce quando la mente si spegne. È lei che ci scalda quando il cuore fatica a battere. Stiamo cercando una location immersa nel verde per ospitare il prossimo laboratorio “FRA SPERANZA E RESILIENZA”, pensato x chi sta attraversando un dolore inconsolabile…

Segnalateci i luoghi più ricchi di questa energia vitale a: innovazionesociale@vivaiofamiglia

Distinzione Io-Tu (2° Parte)

Distinzione Io-Tu (2° Parte)

Riprendiamo solo a titolo esemplificativo questa tipologia di domande che ritrovo frequentemente anche se poste con diverse varianti.

Domanda genitore: ma se mio figlio piange perchè non vuole vestirsi è sbagliato aiutarlo?

Domanda maestra: ma se un bambino non fa un lavoro richiesto è sbagliato richiamarlo?

Quando è importante iniziare l’esplorazione IO?

  1. Quando le risposte automatiche sono contrastanti con i valori educativi dichiarati o in cui credo. Le risposte automatiche di questo tipo richiamano spesso i nostri echi interiori che sono riconducibili alla cultura educativa ricevuta, a come sono stato trattato da bambino e al precipitato emozionale rimasto dalle co-costruzioni familiari.
  2. Quando non riesco a sintonizzarmi sulle emozioni del Tu (del bambino che ho di fronte a me)

Ora proviamo a declinare la riflessione sul proprio IO sulla domanda del genitore. Mi posso chiedere:

  • Come veniva considerato e accolto il mio pianto? In che modo? Quale idea di fragilità ho ricevuto? Cos’è per me ora la fragilità? Ho il permesso di sentirmi fragile e di non sentirmi devastato? Il modo con cui sono stato accudito ha generato una sensazione di sicurezza o di insicurezza? Quando consolo mio figlio comunico sicurezza o insicurezza?
  • Ora provo a focalizzarmi su quando ero piccolo/a, evoco un ricordo di quando piangevo, e lascio che il me-adulto si prenda cura di me-bambino, cerco farlo con affettuosità, calore, donandomi un abbraccio riparatorio, sicuro, sereno, distensivo fino a che il me-bambino si rasserena. Se ho ricevuto frenesia e timore: “devo fare qualcosa altrimenti è troppo piccolo per sopravvivere”, mi do fiducia e normalità: “puoi piangere, a volte è faticoso dover fare sempre qualcosa, ma tu sei capace ed io sono qua con te”. Se ho ricevuto “arrangiati”, ora mi do “puoi piangere, puoi sentire questa difficoltà”. Se ho ricevuto ansia colpevolizzante e fragilità: “oddio ora va in mille pezzi, è colpa mia, non sono una buona mamma, non so se lui ce la farà?”, ora mi do forza, sostegno e pace :”sono qui, sto insieme alla tua fatica ed insieme la mandiamo via, hai dentro di te una forza che puoi riconoscere nella pace”. Puoi piangere, puoi sentire una fatica, puoi superarla!.

Ora proviamo a declinare la riflessione sul proprio IO sulla domanda della maestra. Mi posso chiedere:

  • Come venivo accolto quando non facevo qualcosa? Quando mi bloccavo? Quando non riuscivo? Cosa mi dicevano? Come mi facevano sentire? Cosa pensavo di me stesso mentre mi dicevano così? Era rispettato il mio tempo di capire? Il mio tempo di fare non subito bene? Era accolta la mia richiesta di sostegno? Ora difronte a questo bambino ripeto la stessa incapacità di stare nella fatica del bambino? Faccio le stessa richieste di adeguamento ad una prestazione standard o posso accogliere la discontinuità educativa come un fattore da tutelare e valorizzare? Quando mi avvicino a questo bambino voglio comunicare comprensione e possibilità o disapprovazione e inadeguatezza?

Ora provo a focalizzarmi su quando ero piccolo/a, evoco un ricordo di quando non riuscivo a fare qualcosa, e lascio che il me-adulto consoli il me-bambino. Se ho ricevuto fretta, ora mi do calma, mi do spazio. Se ho ricevuto indifferenza, ora mi do attenzione, sguardo, calore. Se ho ricevuto “non si può sbagliare”, ora mi go gradualità: “sai all’inizio non tutto viene subito bene, si impara facendo tante volte”. Se ho ricevuto: “devi fare tutto da solo, non si deve chiedere aiuto”, ora mi do aiuto: “non preoccuparti ognuno ha le sue fatiche, a volte abbiamo bisogno di un piccolo aiuto per iniziare, e poi riusciamo a fare altre cose da soli, chiedimi pure, sono qui”. Se hai ricevuto: “devi fare come ti dico io, nel modo in cui ti dico io che è l’unico modo giusto”, ora mi do originalità:

“Puoi fare come ti viene, aggiungere il tuo tocco, la tua fantasia, la tua creatività, la tua idea”. Puoi fare con i tuoi tempi, con il mio aiuto o senza, con la tua creatività!

Ivano M. Orofino